domenica, ottobre 30, 2005

Doom (@imdb)


Space marines, mostri, sparare, mutazioni genetiche, correre sulle griglie, Marte, 24° coppia di cromosomi, sequenze in steadycam con focali cortissime, porte che si chiudono di lato, sparare, teletrasporto, countdown, FPS, Karl Urban, cunicoli, mitra con attaccata una pila, sparare, sfumature di ruggine, altri cunicoli, sparare ancora, neon ad intermittenza, The Rock, altri space marines, corridoi scuri, BFG, sparare di nuovo, mostri, sfumature di ruggine, mostri, sequenze FPS, correre sulle griglie, cunicoli, porte che si chiudono verso il basso, sparare, mostri, esplosioni, granate, continuare a piacere.




Doom è po' Alien, un po' Stargate, un po' Starship Trooper, un po' Event Horizon, un po' Abyss, un po' The Thing, che a loro volta sono tutti un po' Alien. Storia semplice: stazione scientifica su marte, sperimentazioni illegali, mutazioni genetiche, mostriciattoli, marines, carneficina, titoli di coda.

Realizzazione molto dinamica, tanta steadycam, focali spesso esotiche, colonna sonora efficace (Nine Inch Nails e simili). Attori poco giudicabili in quanto non è stato richiesto loro nessuno sforzo interpretativo, comunque abbastanza credibili quando sparano e quando vengono fatti a pezzi. Karl Urban si sforza di tanto in tanto di fare il marine dal volto umano, perdita di tempo, è sempre e comunque chiaro chi sono i buoni e chi i cattivi, in fondo è più adatta alla situazione l'attitudine da c'ho il fucile più grosso del tuo di The Rock, tutti gli altri sono lì a finire il peggio possibile per far capire che la situazione è grave.

Imperdibile per chi ha amato Doom, forse superfluo per gli altri.

valutazione: ****

Nota: coloro a rischio di pensare che Baron of Hell e Mancubus siano locali dove si suona metal consiglio di NON andare a vedere questo film

Nota bis: ad un tratto del film si scorge uno schermo su cui vi è lo schizzo di un'arma che si dovrebbe chiamare Bio Force Gun, da cui BFG; in realtà durante la creazione del primo Doom (1993) l'arma definitva era stata denominata BFG9000 da Big Fucking Gun e HAL9000 (che si chimava così prendendo le lettere precdenti IBM). Ad un tratto il BFG capita tra le mani di The Rock che in un fragoroso Big Fucking Gun richiama infine le cose con il loro nome... probabilmente non era credibile pensare che degli scienziati chiamassero un progetto con la F-word. Bio Force, bah.

sabato, ottobre 29, 2005

Kiss Kiss, Bang Bang (@imdb)

Commedia che senza svettare vale certamente più del suo terribilmente sciocco titolo.

Il film è un one man show del tutto sommato versatile Robert Downey Jr. (da non confondere con Cuba Gooding Jr., il "coprimi di soldi" di Jerry Maguire, o Freddie Prinz Jr., già visto in Wing Commander, Scooby Doo e altre cose che uno avrebbe meglio fatto ad evitare), qui impersonante Harry, goffo ladro dalla grande correttezza morale.


In modo fortuito Harry finisce nel bel mondo di Hollywood in cui un produttore privo di scrupoli lo utilizza come pedina di un piano ordito per mettere pressione su di una cappricciosa super star. Harry viene infine a saperlo ma non se ne cura in quanto nel frattempo si è reinventato detective al fine di poter ronzare attorno ad Harmony (la sconosciuta Michelle Monaghan, nessuna relazione con lo hobbit Dominic Monaghan, che tra l'altro in Lost intepreta un naufrago eroinomane, attività questa, l'eroina, non il naufragare, che Robert Downey Jr. ha compiuto con una certa assiduità nella vita reale. Il cerchio si chiude in qualche modo), aspirante attricetta nonché ex compagna di liceo nei cui riguardi, e a distanza di un paio di decenni, Harry mantiene una palese infatuazione e ancora non riesce a farsi una ragione del non essere riuscito a farsela.

A fianco di Harry vi è Perry (Val Kilmer, niente a che vedere con Vilmer Valderrama, già visto in svariati teen movie con cui è certamente meglio non aver avuto a che fare), detective che il produttore privo di scrupoli di cui sopra aveva affiancato ad Harry per far finta di insegnarli a recitare nei film polizeschi, sempre in modo da bofare sul collo alla super star capricciosa. Perry è il detective tutto d'un pezzo da film in bianco e nero, cui però gli astuti sceneggiatori hanno conferito la caratteristica di essere gay in modo forse da evitare il classico triangolo d'attrazione tra i tre protagonisti o forse solo perché sembrava un'idea inusuale (non avendo visto The Mexican) e che permetteva di riciclare qualche battuta già pronta nel cassetto (propenderei per la seconda visto che l'orientamento seussuale di Perry non gioca alcun ruolo nella vicenda).


In una girandola di surreali vicende, omicidi, presunti incesti, sogni di gioventù infranti la storia va avanti, molto intricata ma del tutto in secondo piano, visto che il film tutto si basa su Robert Downey Jr., le sue goffaggini, le sue idiosincrasie, con l'apporto importante ma secondario di Val Kilmer e della Monaghan.

Il film ricorda per ambientazione e registro Get Shorty e Hollywood Homicide, anche se forse John Travolta e Harrison Ford risultavano meno divertenti di quanto lo sia Robert Downey Jr. in questo Kiss Kiss, Bang Bang.

In breve: si guarda e si ride ma dopo è tutto come prima.

Valutazione: ***

Oso supporre che il demenziale titolo faccia riferimento a Chitty Chitty Bang Bang (l'assonanza è evidente), anche se è difficoltoso immaginarsi cosa sia dovuto passare nella mente bacata di chi lo ha creato. Chitty Chitty Bang Bang era un musical con macchine volanti, questo è a suo modo un polizzesco... le vie del marketing non sono forse infinite ma attraversano di certo luoghi bizzarri.

venerdì, ottobre 14, 2005

Die Phantastischen Vier (@imdb)

Dopo Batman, X-Men e X-Men 2, Spiderman, Daredevil, Elektra e Spidermann 2 e per certo qualche altra trasposizione su celluloide che mi son perso, ecco il turno dei Fantastici Quattro. Ammetto di non aver letto mai alcun che di questi quattro principi.

Andiamo a cominciare

Il film segue il classico canone dei fumetti. All'inizio tutti più o meno buoni, qualcosa succede, poi buoni e cattivi si affrontano per il Ragnarok finale, ma non troppo visto che il produttore ci deve marciare sopra con i sequel.

Le formazioni

Lasciatemi introdurre gli schieramenti per il Ragnarok.

Squadra dei Buoni:
  • Il Buono (una strabiliante somiglianza con Tommy Cereghetti) si chiama Reed Richards e fa lo scienziato, ma non riesce a monetizzare le sue scoperte
  • Il Brutto, amicone e guardia del corpo del Buono, interpretato dal protagonista
    cattivo di The Shield. In questo film, limate un po' le spigolosità di carattere, ci si presenta in tutta la sua bruttezza
  • La Bella bella davvero (interpretata da Jessica Alba) anche lei scienziata e fidanzata platonica del Von Doom (Studiatevi la scena della sua apparizione)
  • Infine come non ricordare il fratello della Jessica, il Boccia, che non ha studiato al MIT, ma che si è fatto buttare fuori dalla NASA perchè ha schiantato un simulatore dello Space Shuttle, mentre festeggiava egregiamente con due "aspiranti modelle" e la definizione non me la sono inventata io.

Squadra -si fa per dire- del Cattivo:

  • Der Einzelkämpfer o il Cattivo: il dottor Victor Von Doom (se qualcuno ha visto Nip and Tuck, lui è Tuck), altrettanto brillante scenziato, ricco come un Creso, o almeno così sembra all'inizio del film.

Let the battle arise

Il Buono ormai sull'orlo della bancarotta decide di andare dal Cattivo, accompagnato dal Brutto, per farsi finanziare una bagatella: la scoperta della panacea che guarisce tutti i mali. Il Cattivo fiuta l'affare (chi mai avrebbe potuto resistere?) e visto che ha una smisurata fiducia nel Buono, più di quanta il Buono ne abbia in se stesso, decide senza troppo rifletterci di finanziargli l'impresa e gli fa una onesta proposta che lui non può rifiutare: il 75% di tutti i guadagni e tutti i diritti. Il Brutto, che non è scemo, mette in guardia il Buono, che per definizione è un rimba al cubo, ma lui preferisce giocare con la scienza e prendersi le briciole che comunque gli permettono di pagarsi l'affito nella lussuosa maggione che occupa all'ultimo piano di un hotel di lusso. Qui appare la Jessica e vi consiglio di studiare la scena.

Deal e tutti nello spazio, pilotati dal fratello della Bella, che qualcosa pure lui doveva fare, ad irradiare un po' di campioni di piante ed animali con una misteriosa energia che nemmeno la signora Famoso Iole saprebbe spiegarsi e che non viene da dentro. Si tratta dell'energia che ha dato origine alla vita sulla terra e che ritorna a trovarci. Non mi dilungo troppo, ma la seduta di lampade va male ed i nostri amici tornano a casa un po' modificati e non solo nel body. La misteriosa energia deve possedere un gran senso dell'umorismo, visto i curiosi poteri che ha allegramente distribuito: Il Buono s'allunga a dismisura come il pupazzo che tutti noi abbiamo tentato di smembrare nell'infanzia (Mister Muscolo), la Bella quando s'incazza scompare, il Boccia s'appiccia ed il Brutto pietrifica. L'energia non trasforma i nostri eroi solo nel fisico, ma anche all'anagrafe:

  • Il Buono diventa Mr. Fantastic e capeggia la combriccola d'eroi
  • La Bella diventa La Ragazza invisibile (con un certo senso d'ironia per il termine "ragazza")
  • Il Boccia diventa La Torcia umana, o per il pubblico femminile il Torcia
  • Il Brutto diventa La Cosa (alla faccia di John Carpenter)
  • Il Cattivo invece tarda a trasformarsi.

Mr. Fantastic promette la cura al Brutto che nel frattempo si è lasciato con la moglie che non sopportava più la sua vista (e voglio crederle) ed è caduto in depressione.
Le cose non vanno affatto bene: differenze insormontabili portano i quattro a dividersi. Mr. Fantastic in controtendenza si riavvcina alla Donna Invisibile, da cui si evince che c'è Speranza per tutti.
Nell'ombra ed in tutta calma, il Dottor Von Doom diventa di bio-metallo e controlla l'Elettrico ed il Magnetico. Sconvolto da questa scoperta, matura un piano di vendetta contro il suo medico personale che lo vuole denunciare come bomba battereologica vivente (ma le mutazioni genetiche si trasmettono per via aerea?), contro i suoi finanziatori, che dopo il flop del solario spaziale, gli tolgono i finanziamenti (ma non era ricco di suo?) e contro Mr. Fantastic ed i suoi amici, visto che lui gli ha tolto la Donna Invisibile. Si mette pure la sua famosa maschera (ma se è già tutto di bio-metallo a che gli serve la maschera?). Divide et impera è la parola chve per capire l'azione del Doom. Dopo aver riconvertito la Cosa, spara uno Stinger dietro al Torcia, che nel farttempo ha imparato a volare, ed attacca Mr. Fantastic al frigo (la gomma surgelata si sa tende a sbriciolarsi). Un po' sbrigativamente il carnefice non si sincera della morte delle sue vittime che come era da prevedersi risorgono, ritornano insieme e lo sconfiggono.

La ricetta

Prendete una manciata di sequenze divertenti, un po' di scene d'azione non eccezionali, poca computer grafica, agitate, non mescolate et voilà! Un pilota di due ore che non risulta troppo indigesto, può essere divertente, ci fa conoscere la strampalata genesi di questi quattro supereroi e ci prepara al sequel.
Ad essere sinceri ho un unico rammarico: non aver visto il Dottor Doom andare all'ONU in seduta plenaria ed irraggiare i membri al fine di controllarne la mente e completare così il suo piano per la world dominance. In tutta sincerità, forse forse oggi apparirebbe ridicolo o forse la corruzione può dove il Dottor Doom ha fallito.

Vincitore ai punti...

Nell'orgia di Marvel di celluloide, lo valuto così: molto meglio di Elektra, meglio di Daredevil, tra X-Men e Spiderman 1, peggio di X-Men 2, decisamente lontano da Batman Begins e L'Homem Aragna dois.

Usando la classificazione imperiale: ***

Quizzer

Se ne avete voglia, provate a rispondere alle seguenti domande in ordine rigorosamente sparso:
  1. Fare lo scienziato in ze USA è veramente un'attivtà così inflazionata?
  2. Al MIT ci sono veramente le Jessica Alba? Cagano anche?
  3. I sacri della computer grafica di questo film hanno dimenticato il Sesquoc?
  4. Come fa il Buono alias Mr. Fantastic a pagarsi la maggione all'ultimo piano di un hotel di lusso, se è andato in banca rotta? Conosce Ricucci? A forse trovato la pietra filosofale, ma per motivi etici la tiene nel cassetto del cifone?
  5. La cieca colored intima della Cosa è frutto di una elegante operazione di morphing partendo dalla Jessica o esiste davvero?
  6. Il proiettore olografico 3D si può acquistare? Se sì dove?
  7. Dove si trova la nazione da cui proviene il Dottor Destino? È vicina alla Spacconia, Terra Promessa dell'Imperatore?
  8. Chi ha autorizzato Mr. fantastic a costruire un laboratorio con centrale nucleare all'ultimo piano di un hotel?

L'anticipazione denota intelligenza

Purtroppo non ho ancora visto Charlie e la fabbrica di cioccolato, ma prometto di recensire un film francese anche lui ispirato ai fumetti che tanto farà contento il mio ospite: Adrenalina Blu: la leggenda di Michel Valiant.

domenica, ottobre 02, 2005

Snow White

Dramma romantico di fabbricazione svizzera.

Lo sfondo è quello della szene degli andati ammale zurighesi, lei (Nico, impersonata dalla francese Julie Fournier) è una Kate Moss della Goldküste che conduce un'esistenza da Übertussie e non disdegna farsela con soggetti che non sfigurerebbero ad un ipotetico cartello di medellin meets mafia russa. Lui (Paco alias Carlos Leal dei Sens Unik) è il frontman di un gruppo rap di successo, è socialmente impegnato e di sicuro non gli si può imputare di mandargliele a dire a quelli che non gli vanno a genio.



I due si incontrano ed è grande passione. Lei viene affascinata dal fatto che lui sia sicuro di sé e di successo maglrado non si strafaccia ma invece sia piuttosto salutista. Lui viene affascinato dal fatto che lei riesca a formulare frasi di senso compiuto e sia tutto sommato simpatica malgrado non vada in giro con pullover di lana e cuffia peruviana ma invece sia una superbonazza fashion addicted (nonché cocainomane, ma questo lui all'inizio non lo sa).

Va detto che sembra plausibile che Nico tenda a somatizzare le difficoltà di rapporto con il padre, businnesman di successo piuttosto generoso quando si tratta di cash, meno in quanto a dare a trà, mettendosi con uomini sensibilmente più anziani di lei, all'inizio del film passa da Boris, mogul della szene che ha più del doppio dei suoi anni a Paco più vecchio di lei di almeno una dozzina d'anni. Il film non si addentra negli aspetti Freudiani della vicenda.


A rendere le cose complicate vi è però la tendenza di Nico a cacciarsi in guai di dimensione vieppiù ciclopica e quella di Paco di essere poco propenso ai compromessi e la sua assoluta mancanza di flessibilità riguardo un'infinità di cose.

In una spirale pericolosamente discendente Nico si trova a scendere nei più reconditi meandri del grigio sottobosco della Zurigo da bere, al seguito della sua migliore amica Wanda, sorta di aspirante amica di Calissano che in quei giri ci sguazza.

Quasi un climax di drammaticità la storia giunge ad un punto di svolta cui segue un surreale ed evocativo finale aperto ma tutto sommato ottimista. Non è Requiem for a dream insomma, anche se a tratti lo richiama un po'.


Il film vanta di un'impeccabile realizzazione tecnica, cosa non scontata per una produzione europea e mantiene un buon ritmo per tutta la sua durata. Un plauso ai protagonisti, Julie Fournier offre un'interpretazione credibilissima e Carlos Leal non sfigura, quantunque il suo personaggio sia un tantino troppo il cliché dell'alterno gran tiratore di storie e un po' cagacazzo. I personaggi secondari sono ben caratterizzati anche se a tratti tendono alla caricatura e allo stereotipo, e nel complesso gli spicchi di Zurigo rappresentati nel film risultano verosimili.


Piccola nota: il film è in züritütch, francese e inglese, ho l'impressione che il capire almeno un minimo di svizzero tedesco sia necessario per poterlo apprezzare fino in fondo.

Il titolo dovrebbe derivare dal soprannome che Boris dà a Nico, i richiami alla cocaina sono però evidenti, visto che quest'ultima pare essere l'hobby a tempo pieno di buona parte dei protagonisti del film.

Valutazione: ****

martedì, settembre 27, 2005

Face Addict (@imdb)

Opera personale del ticinese Edo Bertoglio.

Il documentario girato in prima persona è un viaggio tra i superstiti dell'underground artistico newyorkese orbitante tra la fine degli anni 70 e gli inizi degli 80 attorno alla Factory di Andy Wahrol, autentica fucina di talenti, ma che altresì ne ha ammazzati più del colera.

Bertoglio, fotografo e regista nella New York dell'epoca e che di quel contesto ha fatto parte fino in fondo, viaggia con un mazzo di fotografia, visita gli amici dell'epoca e da questi incontri nasce l'informale ricostruzione di quel che fu quell'esperienza.


Il quadro che ne esce racconta di come fosse un momento di grande creatività, in cui non vi era l'onta di provare nulla e in cui il successo era non solo non cercato ma anche qualcosa con cui non si riteneva di dover fare i conti. Di come quel contesto fosse il punto di ritrovo di tre decenni di artisti meledetti. Di come in modo più o meno casuale l'ultimo sbarcato nella grande mela potesse in capo a pochissimo ritrovarsi parte di questa scena che tanto creava quanto consumava persone. E infine di come il successo arrivò, grande e repentino, e di come il successo abbia fatto si che gli occhi del mondo fossero puntati su quella che sarebbe poi stata una strage, che con il senno di poi si potrebbe dire fosse annunciata.

La parte finale del film parla dei drammatici percorsi dei reduci della scena newyorkese legati alla droga, che nel corso degli anni da fatto artistico collettivo si è trasformato in croce e tragedia dei singoli. L'approccio è autobiografico, e in questa parte i ruoli di intervistato ed intervistatore spariscono e quel che si ha sono in realtà persone che si raccontano della propria personale esperienza.

Il film non è sempre di facile comprensibilità, a volte l'accento è messo su elementi che al non insider, quale io sono, non riescono a sembrare sostanziali, temo sia il rischio insito nelle opere personali, ma ha il non indifferente pregio di avere capo e coda, cosa non scontata in questo tipo di operazione, e soprattutto si guarda con piacere ed interesse (il prerequisito è forse un briciolo di interesse e sensibilità per l'argomento, da parte mia ho riconosciuto solo Basquiat e Debbie Harry dei Blondie, tutti gli altri personaggi mi erano del tutto sconosciuti, questo non mi ha impedito di apprezzare il film).

valutazione: ***

Nota: se ritenete che Big Brother abbia un interesse sociologico e che il Codice da Vinci sia il più grande libro a memoria d'uomo NON andate a vedere questo film.

lunedì, settembre 12, 2005

Red Eye (@imdb)

La trama:
Il vice del capo del mondo vuole andare con prole e consorte in vacanza a Miami beach, non meglio menzionati cattivi ordiscono un demenziale piano per assassinarlo ed incaricano dell'impresa un'improbabile compagine comprendente un manipolo di simil mediorientali con l'hobby della pesca e il gemello di Paolo Maldini che la madre aveva nascosto al padre e fatto gettare in un dirupo perché aveva i piedi piatti ma che in un modo o nell'altro era riuscito a sopravvivere e a trovare la via per Hollywood.

i nostri esprimenti lo stesso entusiasmo del pubblico in sala...
Ma partiamo dal principio, lei è una sorta Jennifer Garner con la faccia pneumatizzata (tale Rachel McAdams già suprema delle plastique nell'ottimo, se si è sviluppata la propria teledipendenza zappando tra viva e mtv, Mean Girl), fa la receptionista in un grande albergo di Miami ed è talmente brava nel suo lavoro che il VCdM stesso la conosce per nome e cognome (sebbene dia del "hey tu tizio" alle guardie del corpo e ai membri del suo entourage), in una dinamica che fa tanto presidente-stagista. Quando non è al lavoro i suoi decerebrati colleghi la assillano di telefonate per risolvere i più insulsi dei problemi, ma lei oltre che bella e brava è pure paziente e risponde sempre con garbo.

Un solo relativamente bel giorno, era appena stata al funerale della nonna e sarebbe successo il finimondo, pesanti ritardi dovuti al maltempo costringono la Pneumatizzata a terra. Tra una coda e l'altra incappa nel Maldini che cerca di fare il brillante un po' tenebroso ma che in realtà ti vergogni un po' per lui. Lei però è tanto buona che alla fine accetta di bere un drink con lui. Dopo una conversazione che dovrebbe essere brillante ed invece è patetica l'aereo parte e i due si ritrovano, magia delle magie, seduti fianco a fianco.

Dopo qualche altra banalità il Maldini mette le carte in tavola, e siccome è a sua stessa detta un superagente internazionale invece di dirle il minimo indispensabile gliela racconta su lunga riguardo alle sue intenzioni. La Pneumatizzata è in principio riluttante ad assecondare i ridicoli piani del Maldini, ma questi minaccia di far uccidere il di lei padre, e per essere più convincente ne estrae dalla tasca il portafogli alla cui vista lei trasale e si dichiara disposta a collaborare. Il come lei abbia fatto a capire che il borsello fosse davvero del padre, visto che era un banale portafogli in pelle con le iniziali J.R. (che saranno valide per una trentina di milioni di persone negli Stati Uniti) è chiaro solo al superleso che ha scritto sta roba.

Lei prima fa dei goffissimi tentativi di smascherare il diabolico piano cercando di avvertire una settantenne prima e in seguito una bambina di undici anni (che ha la fortuna di avere l'unica battuta decente del film "I'm ELEVEN mom, not NINE", nulla di speciale ma in mezzo a questa vicenda da era meglio morire da piccoli è quasi uno spiraglio di luce).
Inutile dire che il crudele bel tenebroso si accorge immantinente di questi puerili tentativi di raggiro e ogni volta la massacra di botte.

Lei alla fine deve piegarsi al suo volere e con una ridicola scusa fa spostare il VCdM in una stanza in cui dovrebbe essere più facile attentare alla sua vita. Gli agenti della sicurezza sono un po' titubanti di fronte al cambio di programma ma al sentire il nome della sua receptionista preferita il VCdM si adegua. Più per scrupolo che altro gli agenti della sicurezza decidono di perquisire proprio il motoscafo degli attentatori che stazionati a venti metri dalla spiaggia stanno fingendo di pescare gli squali. Si fosse stati in Inghilterra alla vista di una congrega di gente arabeggiante la polizia avrebbe sparato a vista e poi fatto domande, ma i servizi americani sono ben più cordiali, non si accorgono che sul motscafo è nascosto un missile terra-aria e così invece di deportare i cattivi a Guantanamo gli augurano buona pesca e se ne vanno.

Nel frattempo si scoprono nuovi aspetti della complessa personalità della Pneumatizzata, il rapporto con il padre videodipendente e con il look da art director, i traumi lasciati dal divorzio dei genitori quando lei aveva solo 25 anni, il fatto di aver subito una violenza alcuni anni prima. Poi si ritorna all'azione, o meglio ci si arriva, visto che fino a quel momento il film non ha offerto tanto. La Pneumatizzata infila una penna a biro nella trachea del Maldini e fugge dall'aereo che era appena atterrato. Il suo cellulare non funziona in aereoporto e quindi, invece di gettarsi sul primo telefono a disposizione ed avvertire il VCdM dell'incombente minaccia, decide bene di tergiversare e di lasciare il tempo al Maldini di togliersi la biro, di avvolgersi un pashmina attorno al collo sanguinante, di uscire a corsa dall'aereo e di quasi raggiungerla.
Ma la Pneumatica è piena di risorse e un po' fortuitamente riesce di nuovo a distanziare il Maldini.

Come ha dimostrato l'Atta giusto quattro anni or sono la sicurezza degli aereoporti statunitensi lascia davvero il tempo che trova e così Pneumatica e Maldini riescono ad uscirsene dall'aereoporto senza che nessuno abbia da dire un cip. Lei riesce infine ad avvertire l'albergo e il VCdM si salva per il rotto della cuffia. In seguito si reca a spron battuto a casa del padre, arrivando scaraventa quattro tonnellate di volvone SUV che aveva rubato all'aereoporto su di un passante che muore sul colpo. Per fortuna questi si rivela poi essere il complice del Maldini. La situazione sembrerebbe risolta, se non fosse che il Maldini, in barba alla sua professionalità da superagente internazionale, decide che Pneumatica e padre devono pagare per avergli messo i bastoni tra le ruote e si lancia in una puerile rivalsa.

Potrebbe uccidere il padre ma invece preferisce lasciarlo incosciente sul pavimento della cucina per far sì che in seguito possa assistere alle sevizie in cui si produrrà per eliminare la Pneumatizzata. Il resto della vicenda somiglia molto a mamma o perso l'aereo, la casa è un mezzo cantiere con un ala consacrata a tempio della memoria dell'infanzia della Pneumatizzata, ripreso più volte durante tutto il film per farci sapere che in gioventù ella era cheerleader e giocava ad hockey su prato, il che ben si presta al lungo inseguimento tra i due protagonisti. Il Maldini riceve un'impressionante dose di botte, soprattutto con la mazza da hockey in cui lei casualmente incappa, ma quasi fosse il corvo non molla e zoppicante, sanguinate, con le corde vocali spezzate, con tante ossa ed alcune pallottole in corpo perdura nel cercare di attuare i suoi vendicativi propositi.

La vicenda si chiude quando il padre esce dalla catalessi e gli spara il colpo di grazia, fatto che dovrebbe in qualche modo rappresentare una svolta nel rapporto padre e figlia, ma a questo punto l'unico interrogativo che lo sfortunato pubblico potrebbe porsi è se almeno i titoli di coda siano riusciti ad impaginarli bene.

È praticamente ovvio che da una storia del genere non può partorire un buon film. La recitazione della McAdams non contribuisce a migliorare le cose, Cillian Murphy (già visto in "28 giorni dopo") se la cava un po' meglio e per metà film il suo personaggio è anche abbastanza credibile e temibile, poi crolla, ma se gli fanno fare il cretino non è mica colpa sua.

Concludeno: il film si chiama Red Eye perché un titolo doveva pur averlo, in ogni caso l'avere un titolo che non significa niente è davvero l'ultimo dei problemi. La prima parte sarebbe persino salvabile, non succede molto e viene detto ancor meno, ma alla pausa uno si chiede con ancora genuina curiosità dove possa andare a parare la vicenda. Di quanto avviene a partire dalla fine del primo tempo la parte migliore sono senz'altro i dieci minuti di intervallo da passare al bar del cinema.

Valutazione:**

venerdì, agosto 26, 2005

Smallville (e dintorni)

Visione della serie in corso, tratta delle vicende di Superman da giovane, davvero carina, per ora visto che sto visionando la prima di 5 stagioni.

È un po' il meglio di Roswell (che è abbastanza) più il meglio di Dawson Creek (che ahimè è poco) più cerchiamo di essere coerenti con il fumetto altrimenti ci ritroviamo con i fan (del fumetto) che ci piazzano le autobombe sul set.

Sono cosciente che la serie è molto vecchia e l'avranno vista tutti quanti, ma dalle mie parti il progresso sempre tardi arriva. Con le parole di Bill bene in testa, e dopo aver visto come Beatrix Kiddo non possa davvero essere la signora Plympton, il come la gente di Krypton non riesca davvero a diventare un all american giocatore del fotball di loro altri... insomma è la mitologia che lo rende speciale.

Se non l'avete visto recuperatevelo che ne vale la pena.

valutazione: ****

lunedì, agosto 22, 2005

Beautiful People

DVD reperito in uno degli scaffali più reconditi della videoteca del Venerabile, una bella sorpresa.



Il film è ambientato a Londra ed ha come sfondo e filo conduttore la guerra in Bosnia; siamo ai primi anni '90, dalla ex-Jugoslavia persone diverse giungono in Inghilterra per sfuggire alla guerra e le loro vite si intrecciano con quelle di alcuni inglesi. Una serie di piccole storie che si legano tra loro solo di sfuggita.

Spesso un po' surreale questo il film ha il pregio di riuscire raccontare di una tragedia senza cascare nell'indigesto, di saper parlare di umanità senza sfociare nel melodrammatico, schivare la deriva buonista potenzialmente dietro l'angolo e infine di intrattenere a cervello acceso.

L'atmosfera al tempo stesso un po' tragica e carica di speranza fa tanto est che guarda l'ovest che incontra l'est.

Valutazione: ****

martedì, agosto 16, 2005

The Island

Futuro, dopo bomba, gli umani vivono in una ipertecnologica arcologia che potrebbe essere un wellness targato Orange, tutti in training rigorosamente bianco e puma ai piedi, tutti volenterosi, cordiali e assessuati, tutti con un sogno, raggiungere l'isola, ultimo luogo incontaminato del pianeta, che lentamente viene ripopolato.

E per raggiungere l'isola? Nulla potrebbe essere più semplice, basta venir estratti alla lotteria che si svolge una o più volte al giorno.

Ewan McGregor è Lincoln 6 Echo, uno come i tanti in attesa di essere scelto per l'isola ma il cui sonno viene tormentato da incubi ricorrenti, e in cui, complice l'amicizia con McCord (Steve Buscemi), tecnico che lavora nelle zone contaminate (e quindi escluso dalla lotteria), sospetti riguardo a questo mondo alla Gattaca con gli sponsor (Puma, come già detto, Microsoft, Nokia, mi pare di aver visto anche Speedo, si rasenta il messaggio subliminale) cominciano a farsi strada.
Quando la sua migliore amica Jordan 2 Delta (Scarlett Johansson) viene selezionata per l'isola dai sospetti si passa all'azione.



Questo film è una piacevole sorpresa, andare a vedere questo film mi pareva d'obbligo dopo che Ewan McGregor aveva salvato Episode III (cui si aggiunge il fatto che Scarlett Johansson ha una certa apprezzabilità), di attese ne avevo però ben poche, questo filone della fantascienza dalle faccie pulite (AI, Minority Report, Paycheck, I,Robot per intenderci) sicuramente non mi spiace ma neppure m'esalta più del dovuto.
Storia con un certo senso (ma che prendendo a piene mani da Spares di Michael Marshall Smith, e un pochino dagli Amaranto di Jack Vance non mi presentato grandi colpi di scena) e una bella realizzazione, a dimostrare che anche con gli inseguimenti si può fare roba non sempre ritrita e noiosa.

Un po' Il sesto giorno, un pochinino Matrix, un po' Coma Profonda, ancora una volta niente di nuovo sotto il sole ma comunque due ore di genuino divertimento, e quando a Ferragosto si è di poco oltre i 10 gradi qualche elemento di speranza ci vuole anche immagino.

Valutazione: ****

Valutazione

In uno slancio creativo introduco un sistema di valutazione:

***** un Film (F maiuscola) (Trainspottin', EP4,5 e 6, Matrix)
**** un buon film (EP3, Matrix Revolutions)
*** un film guardabile (EP2, Matrix Reloaded)
** indigesto ma non velenoso (EP1, Alexander)
* inguardabile (The Toxic Avenger, The last trapper)

giovedì, agosto 11, 2005

Me is back

Lungo viaggio nei Balcani e Mar Nero, pochissimi film visti, i più con il suono originale bassissimo e la traduzione simultanea (all'occorrenza in Rumeno, Bulgaro o Russo), però mi sono fatto un idea dei luoghi e delle situazioni che ispirano tra gli altri Kusturica.

Se volete andare da quelle parti, dove parti e forse termine improprio visto che bene o male si tratta di mezza Europa, consiglio a scatola chiusa Belgrado, Istanbul e Kiev... quasi quasi Belgrado non la consiglio davvero, io l'ho adorata ma ho l'impressione che non sia proprio per tuttil... la Transilvania ha un sicuro fascino e il mare in Bulgaria può essere una meraviglia, se si evita di andare nei posti che propina l'hotelplan che sono solo una versione minore di Maiorca.

Ciò detto ricordo che in questi giorni c'è il festival di Locarno... per quel che mi riguarda gli Iraniani farebbero meglio a limitarsi ad arricchire l'uranio invece di venire ad infesciarci con dei film di cui non si capisce una mazza, però per quelli che si atteggiano ad alternativi un po' acculturati può essere una buona occasione per poter poi dire io c'ero.

pace e bene a tutti

lunedì, giugno 13, 2005

Mr. & Ms. Smith

Come il Brad e l'Angiolina ne girano pochi.

Sono belli e impossibili, sono stilosissimi, hanno sempre i capelli a posto, e se non fosse che per vivere fanno gli assassini prezzolati potrebbero sembrare i bambini ariani della Kinder un qualche venticinque anni dopo.

Perché insomma come il Brad e l'Angiolina ne girano pochi.

Purtroppo andare in giro ad ammazzare la gente è l'unico guizzo di creatività che loro capita, e siccome l'uno non sa dell'altro/a che è operante nel medesimo ramo vivono in una costante carenza di punti che li accomunano si ritrovano a discorrere con grande cordialità della imminente pericolo di sparizione corso dalle mezze stagioni; del genere che fare la transiberiana durante la stagione delle pioggie, in uno scompartimento infestato da venditori di herbalife in confronto sarebbe profondamente eccitante.

Però come il Brad e l'Angiolina ne girano pochi.

A furia di girarsene per casa decorativi ed impossibili e simulando un QI monocifra il sex appeal va a farsi benedire tanto che le icone Brad e Angiolina si ritrovano non scopanti e a raccontare gli insignificanti fatti loro dal consulente matrimoniale, non so come ma a buona parte della sala questo "anche i sex symbol alle volta hanno l'ansia da prestazione" è parso spasmodicamente divertente, forse è che non l'ho capita.

Comunque come il brad e l'Angiolina ne girano pochi.

John aka Brad, il cui socio in affari è un quantomai improbabile Vince Vaughn, opera dal retrobottega di una ditta di costruzione, Jane aka Angiolina è una simil Lara Croft a capo di una sorta di una congregazione supertecnologica di charlie's angels clonate a noia. Un bel giorno, bello perché fa sperare che nel film cominci a succedere qualcosa... qualunque cosa, i nostri ricevono due contrastanti incarichi riguardanti il medesimo bersaglio e si trovano faccia a faccia sul campo di battaglia.

Belli da morire... di noia
Il resto del film vuole i due belli che si rincorrono e si prendono a missilate, che in realtà si amano ancora ma nel frattempo sono contrariati in quanto convinti che l'altro/a sappesse che e che si fosse sposato solo per spiarlo/a, di storia ce n'è sensibilmente meno che un video degli Aerosmith.

Però come il Brad e l'Angiolina ne girano pochi.

La grave pecca di questo film non è l'insulsaggine della storia quanto piuttosto il non essere meno noioso del matrimonio di John e Jane; fatta eccezione per un inseguimento piuttosto standard ma con un buon ritmo nella parte finale del film tutto il resto è poco più che spazzatura, il film dovrebbe una commedia ma semplicemente non diverte.

Si tenga in ogni caso presente che come il Brad e l'Angiolina ne girano pochi.

Sul genere mi vengono in mente i vari Gigli, Spy Kids, Undercover Blues e Ballistic, tutti di discutibile qualità e che mai mi sarei sognato di consigliare a qualcuno cui non voglio davvero male, ma tutti migliori di questo Mr. & Ms. Smith (i cui sceneggiatori hanno dimenticato l'antico adagio volente che quando non si ha nulla da dire è saggio starsene zitti).

Concludendo è in qualunque caso doveroso ricordare che come il Brad e l'Angiolina ne girano pochi.

mercoledì, maggio 25, 2005

Episode III

Bello, non impeccabile ma bello, grazie George.

Temevo il peggio e il peggio non c'è stato; Episode III non ha nulla a che vedere con quella suprema porcheria di Phantom Menace ed è smodatamente meglio del molto medio Clone Wars.
Gli jedi riacquistano un po' della dignità perduta, Yoda è finalmente saggio, Obi Wan dimostra infine un po' di valore, l'imperatore Papaltine sembra lasci un po' troppo al caso e si ha un po' l'impressione che le cose gli vadano per il verso giusto più perché Episode IV lo esige che altro, Anakin Skywalker e Padme (già regina Amidala) pur essendo un'autentico sfacielo non riescono a sciupare l'atmosfera del film, le battaglie sono davvero massiccie e spettacolari, Jar Jar Binks lo si intravede appena, alla fine i conti tornano.

L'epica tragicità dei finali del V e del VI episodio non la si raggiunge mai, ed è un peccato visto che trattandosi di un film dal finale piuttosto amaro avrebbe avuto senso una maggior senso di ineluttabilità nella (temporanea) affermazione del male.

In breve (e col senno di poi): questa seconda trilogia di SW avrei preferito non divenisse mai cosa, visto che questo non è stato il caso Episode III è in un certo qual senso la luce alla fine del tunnel.

Ancora una volta grazie George, grazie per la trilogia, quella vera, e grazie per aver alla fine dimostrato che se anche i giorni di gloria appartengono al passato il lato oscuro ancora non ti ha consumato del tutto.

mercoledì, maggio 11, 2005

Kingdom of Heaven

La vicenda parte da un giovane fabbro di nome Bailan (Orlando Bloom) la cui moglie e figlio sono da breve passati a miglior vita. Un uggioso e nevischieggante giorno di inizio inverno questi riceve la visita di Goffredo (Liam Neeson) che con l'eleganza di un caterpillar in un negozio di swaroski gli confessa di essere suo padre visto che in gioventù aveva più o meno violentato la mamma di Orlando (aggiungendo subito però che lei diceva di no ma intendeva di sì).
Quando l'Orlando risponde laconicamente con un silenzioso "mbé" (che in lingua d'Oc significa ma a me che mi frega di 'ste tue vicende che c'ho da tirarmi le storie) papà Liam, nel tentativo di ricostruire la famiglia, lo invita ad una crociata a Gerusalemme.
L'Orlando dapprima manda a faffa e lui e le sue idee del menga, e il Liam se ne riparte alla volta dell'est con la coda tra le gambe, in serata però il prete del villagio lo viene a trovare nella sua bottega e lo inziga oltre il consentito, all'Orlando viene su il fotone e prima lo inspiedinisce con un'arnese incandescente che stava costruendo e poi gli da fuoco.
All'epoca delle crociate dare fuoco al parroco era cosa che tendeva a rendere piuttosto impopolari, il buon Orlando che era tra l'altro stato persona piuttosto devota in passato decide di andare a cercare l'espiazione andandosene in medio oriente a fare a brandelli arabi, cosa che nella Francia del XII secolo, così come nell'Alabama del XXI, veniva considerata volontà di Dio.

Il buon vecchio Orlando ne vedrà di cotte di crude laggiù, e rivelerà doti inatteste per uno che fino al giorno prima non aveva fatto che ferrare i cavalli, sarà cavalliere (dopo aver imparato a duellare in un paio di giorni, roba che neanche il cepu) ma anche rabdomante ed ingeniere agricolo e poi amante di regine e addirittura potenziale ré (rifiuterà per motivi etici) e ancora condottiero, e tutto questo nello spazio di una manciata di settimane.

La Gerusalemme del 1100 è ricostruita in modo piuttosto minuzioso, quantunque sospetti ben poco accurato dal punto di vista storico, ed il risultato è parecchio spettacolare, risulta sotto tutti gli aspetti molto più viva de, ad esempio, la Roma del Gladiatore o la Babilonia di Alexander.

le crociate vengono dipinte come una sorta di circo equestre in cui timorati di Dio chiamati al martirio, barbuti proni alla violenza, chierichetti assetati di sangue, femmine lascive, guerrieri con sbandate mistico-pacifista-tolleranti e avventurieri di ogni risma combattono fianco a fianco.
La convivenza con i mussulmani sembrerebbe anche possible, a Gerusalemme vi è un infinita varietà di lingue, accenti, costumi, tratti somatici, usi e costumi, quasi che tutti i tagliagole del mediterraneo avessero deciso di fare l'Erasmus da quelle parti lo stesso semestre.
Templari hooligani e talebani ante litteram non ne vogliono sapere di fare i buonisti new age e si adoperano in ogni modo per arrivare ai ferri corti, cosa che in un luogo in cui bene o male tutti sono dei guerrafondai non risulta così complicata, ma se così non fosse il film non avrebbe alcuna storia da raccontare.

L'Interpretazione di Orlando Bloom è stata da più parti vituperata e imputata di rendere debole il film, credo sia ingeneroso, e sono piuttosto convinto che la pecca stia nella scrittura che pretende troppo dal personaggio di Bailan minandone la credibilità; il ruolo di Sybilla (Eva Green) avrebbe potuto essere un po' più significativo, comincia bene ma finisce con l'essere più che altro decorativa (non senza meriti comunque). Bravi pure lo sconosciuto Ghassan Massoud nel ruolo del Saladino e Jeremy Irons nel ruolo del disfattista che la sa lunga.

5 anni dopo il gladiatore Ridley ritorna con un film storicheggiante visivamente davvero impressionante; bisogna dire che i ritmi non sono esattamente forsennati e ciò lascia il tempo di ammirare la ricostruzione della Palestina di 900 anni fa (personalmente vado matto per queste cose ma a chi della storia non può fregargliene di meno la cosa potrebbe risultare un zic noiosa).
Per quel che mi riguarda comunque questo Kingdom of Heaven è davvero cosa buona.

martedì, maggio 10, 2005

The Interpreter

Nicole Kidman è interprete all'ONU, nottetempo si reca nella sua cabina di traduzione a prendere cose che aveva dimenticato lì e per qualche alchimia della tecnologia fonica attuale in una cuffia sente bisbigliare un piano per assassinare qualcuno in dialetto Ku del Matobo, conosciutissimo stato dall'africa subsahariana, che solo lei al di fuori dell'Africa parla.

Dapprima non se ne cura più di tanto, nessuno sarebbe così scemo da complottare qualcosa nella sala dell'assemblea generale dell'ONU, e se anche lo fosse sicuramente si premurerebbe che i microfoni siano spenti, poi però decide di rivolgersi alla polizia.

Il punto cruciale della vicenda è che lei è in effetti cresciuta nel Matobo, ed è anche per questo che parla le lingue del luogo, ci sono altre 70 lingue che uno studierebbe prima del dialetto Ku, ivi comprese il klingon e l'elfico, e tra le altre cose ha laggiù tra gli altri un fratello iperfacinoroso che le ha tolto il saluto perché lei non lo era abbastanza, un amico fotografo e un ex-moroso, tale Xosa, trascinatore di folle che l'aveva disfesciata sulla base del fatto che se bangarsi la superbonazza bionda è divertente disfesciarla ha un che di chic.

Col passare del tempo si capisce che l'assassinando dovrebbe essere il presidenze Desmond Zuwani, uno che dovrebbe essere africano ma che in realtà ha gli occhi azurri e sembra più che altro un tedesco che si sia fatto tre mesi filati a Maiorca, un tempo benefattore e liberatore di popoli ma che col tempo ha deciso che ci si divertiva di più ad avere i rubinetti d'oro e a ordire massacri.
Zuwani è tra le altre cose responsabile della tragica morte dei genitori di Nicole Kidman.

Altro personaggio della vieppiù incomprensibile vicenda è Kuman Kuman, oppositore di Zuwani ma anche di Xosa, ex ministro in esilio a New York e fautore della globalizzazione più selvaggia ma che per mantenera una facciata di credibilità come leader popolare va in giro in autobus.

Durante il film muore parecchia gente, un sacco vengono fatti fuori da una sorta di cugino cattivo di Faithless che per esclusione ho dedotto lavori per il presidente Zuwani, altri personaggi malvagi sono un olandese che è un po' l'avvocato Kobayashi del presidente Zuwani, un interprete cretino coi ricciolini che si fa ammazzare quasi subito, e soprattutto Sean Penn.

Sean Penn è un agente dell'FBI il cui compito è proteggere i dignitari stranieri, gran frequentatori di night club a quanto pare, Sean è piuttosto incattivito con il mondo perché la sua quasi ex-moglie qualche settimana prima aveva chiesto scusa e di poter tornare a casa ma poi era passata a miglior vita schiantandosi in auto prima di poterlo effettivamente fare, quindi l'occasione di un po' di terapeutico far saltare in aria il cervello ai cattivi gli pare particolarmente ghiotta.

Dopo un sacco di morti, e dopo che Sean e Nicole si sono fatti vicendevolmente da telefono amico per svariate ore, la vicenda si chiude, il presidente cattivo e l'avvocato olandese finiscono in prigione, Nicole se ne torna in Matobo a farsi passare il mal d'Africa e Sean sul pensieroso andante si appresta a tornare a compiti quali evitare che il console inglese ubriaco fradicio si metta a guidare sulla destra.

Il film è in fondo fin mica male, regia e fotografia più che oneste (davvero suggestive alcune sequenze panoramiche di New York), la storia avrebbe anche un certo senso ma è purtroppo priva di guizzi particolari, il fatto che buona parte dei cattivi abbia dei nomi impossibili da ricordare per un europeo a volte non aiuta, che Kidman e Penn non abbiano più niente da dimostrare a nessuno non è certo una novità (con attori di calibro inferiore il film sarebbe stato probabilmente appena sopra la sufficienza), e alla fine il film risulta godibile anche se si è ben lungi da gridare al capolavoro.

mercoledì, maggio 04, 2005

Aspettando Episode III

Faccio parte di quel mezzo miliardo di persone che avrebbero ben preferito subire un giro di chiglia attorno ad una portaerei piuttosto che vedere Episode I, Episode II è stato un sollievo nel senso che ha dimostrato che forse una lenta redenzione è possibile, avrei voluto snobbare Episode III e vedermelo in segreto non appena fosse stato possibile mettere le mani su di un dvd ma poi una persona di fiducia ha chiamato dicendo che aveva i biglietti per la première (00:45 roba da stakanovisti) e come si fa a dire di no.

Non nutro sperticate speranze per quel che riguarda la qualità del film, ma sicuramente levarsi dalle palle Lucas sarà liberatorio. Va anche detto che è piuttosto strano andare a vedere un film in cui si sa che i cattivi prevarranno, considerando però che gli unici jedi non rimbambiti sono in formato fantasmino bluastro, che verrà sradicata dalla galassia l'insopportabile razzaccia di cui fa parte jar jar binks, che la faccia da sberloni di Hayden Christensen verra infine celata dietro la ben più rassicurante maschera di Darth Vader devo dire che in fondo questo Episode III non promette poi così malaccio.

venerdì, aprile 15, 2005

Manuale d'amore

In realtà più che di un film si tratta di quattro corti; prendendo spunto da un fantomatico manuale d'amore che dovrebbe aiutare a superare le fasi critiche delle relazioni vengono raccontate quttro storie di persone che si innamorano, si tradiscono, si lasciano, si reinnamorano, e via discorrendo.

Innamoramento:
Il muccino piccolo nel suo peregrinare tipico del nagotfacente si imbatte in una tussis travestita da ragazza della porta accanto travestita giovane donna sicura di sé e dei suoi obiettivi, lei lo scaga malamente e ripetutamente, lui la stalkerizza per qualche tempo e lei invece di rivolgersi alla polizia si fa sciogliere dall'azzurrognolo sguardo da cane bastonato di lui; e vissero felici e contenti.
I due piccioncini sono anche bravi però più che un film questo potrebbe sembrare la pubblicità del cornetto algida, a vispizzare un attimo la vicende c'e' fortunatamente il coinquilino del Muccino, esasperato testimone dell'appiccicosa sdolcinatezza dei due neoinnamorati.

Crisi:
Forse la parte meno di spicco di tutto il film, lui e' disattento e un po' buzzurro, lei è rompipalle e di una sensibilità isterica, non si parlano piu', non si capiscono più, e nel loro rendersi conto di essere vieppiù annoiati della loro relazione finiscono per annoiare il pubblico pagante, anche perche' la vicenda viene lasciata in sospeso e si passa alla terza parte.

Tradimento:
La parte del tradimento è viziata dalla presenza di Luciana Letizietto, che sì è persona divertente ma che con l'arte drammatica ha ben poco a che spartire; la vicenda finisce con l'essere il suo personale e rumoroso show, un po' surrealeggiante, e che non va a parare da nessuna parte. Questo cambiamento di registro che risulta essere un po' fastidioso e creato posticciamente per fare posto alla Letizzetto in una cosa in cui lei non c'entrava nulla.

Abbandono:
Verdone impersona un pediatra che qualche mese prima è stato repentinamente abbandonato dalla moglie, la quale, dopo essersi dileguata senza dire ne crepa ne sciopa, non si fa rintracciare, si nega al telefono, comunica solo attraverso l'avvocato di lui e via dicendo. Nel pieno dello smarrimento Verdone tenterà vari espedienti per uscire dalla crisi (tra le altre cose si comprerà il manuale d'amore che da il titolo al film), ed infine scoprirà che la verità dura e cruda è molto più semplice dei ghirigori di cui si era riempito la testa ma allo stesso tempo anche più dolorosa.

Il finale luminoso e ottimista serve sia ad intrecciare la quarta vicenda alla prima, Verdone dopo la sua catartica notte sulla spiaggia incontra la sorella del Muccino piccolo, sia a chiudere idealmente il cerchio visto che poco importa quanto abbia fatto male l'amore tanto si è immediatamente pronti a ricascarci (I get knocked down but I get up again direbbero i Chumbawamba, mentre il "morto un Papa se ne fa un altro" è di questi tempi un po' fuori luogo).

Concludendo il Muccino piccolo risulta simpatico, la parte centrale è purtroppo un po' debole, la Letizzetto in particolare non pare proprio sia al suo posto, Verdone fa davvero buone cose; tutto sommato è un film che si guarda con piacere.

giovedì, aprile 14, 2005

Spanglish vs. Hitch

Alex (Will Smith) è un ex-nerd cui in gioventì capitò di incocciare nella sua fidanzata avente la lingua attorcigliata attorno a quella di un tizio che non era lui, profondamente toccato dall'avvenimento si trasformò nel più formidabile sciupafemmine non pagante della storia umana dopo James Bond.
Sara (Eva Mendes) è una giornalista scandalistica con un profondo lato umano e velleità culturali.
Dall'incontro di queste due improbabili personalità nasce la vicenda che è spina dorsale di Hitch.

John (Adam Sandler) è un cuoco di successo (che negli stati uniti hanno lo standard di vita di una rock star) dalla provante vita famigliare.
Flor (Paz Vega) è una messicana emigrata a Los Angeles profondamente convinta che i gringos siano dei sottoumani e che in anni non ha imparato una parola di inglese.
Deborah (Tea Leoni) è la astetticamente bella moglie di John, profondamente frustrata da cose quali la scomparsa delle mezze stagioni, potenzialmente fedifruga e sostanzialmente frigidina.
Dall'incontro di queste tristemente probabili personalità nasce la vicenda che è spina dorsale di Spanglish.

Hitch parla d'amore, Spanglish parla d'amore, Hitch è a NY, Spanglish a LA, Hitch ha l'ispanica, Spanglish ha l'ispanica, Will è nero, Sandler è ebreo, film paralleli?

In realtà no. Hitch è una commediuola brillante che diverte senza chiedere impegno particolare, Spanglish è sì divertente ma allo stesso tempo un po' più impegnato e anche un pochino amaro.

Non ho idea di che razza di gente siano in realtà messicani ed americani dunque non posso giudicare quanto veritiera sia in spanglish la rappresentazione del incontro/scontro tra culture; il messaggio che il film mi pare voglia dare è che in ultima analisi capirsi è questioni di termini (da cui il titolo) e direi che viene portato in modo intelligente senza eccessive cadute nella banalità (meno costruttivo il messaggio secondario che in certi casi l'uxoricidio non sarebbe poi brutto come lo dipingono).

Degno di menzione è Kevin James, Albert in Hitch, degna spalla di Will Smith interpretando un impacciato ma non troppo banker che in un attacco di particolare fantasia si trova a ragionare che una top model miliardaria e dal grande cuore umanitario (Amber Valletta) potrebbe anche non essere la peggio donna cui accompagnarsi e che per concretizzare la gran pensata decide di rivolgersi a Hitch il date doctor.

Momento topico di Spanglish è il litigio in traduzione simultane tra Adam Sandler e Paz Vega, in particolare quando lei riconosce la sua parte di torto, si scusa e si congeda, lasciando lui, uso al interminabile dibattere a vuoto con la moglie, di stucco, quasi deluso.

Due film da cui non mi aspettavo di per sé nulla di particolare e che invece si sono rivelati delle piacevoli sorprese, diversi tra di loro; Hitch è puro entertainement Spanglish ha qualche pretesa in più, entrambi si possono dire riusciti.

giovedì, marzo 31, 2005

The Hostage

I trailer promettevano un Bruce Willis all'antico modo, sudato, sanguinante ed in canotta mimetica di due misure troppo strette ridotta ad un cencio entro la metà del primo tempo, ed entro certi limiti il film non disattende le aspettative di colui che considera L'ultimo Boyscout il più grande dei film Hollywood abbia mai creato, Die Hard l'unica delle trilogia e il disintegrato dalla critica Hudson Hawk una tutto sommato illuminata opera.

Bruce è (guarda caso) negoziatore di punta degli SWAT di Los Angeles, forte di una disinvoltura che si adorna di sicumera lascia che un piuttosto banale caso di andato a male sull'orlo della crisi di nervi sfoci nel bagno di sangue.
Profondamente toccato dall'esito avverso della vicenda l'inossidabile Bruce decide e di eliminare la sua improbabile capigliatura da Zz Top sulla via dell'ingrigimento e che la sua catarsi avrà da svolgersi in una sperduta località montana della California.

Moglie e figlia, vogliose di tutto fuor che di vivere nel borgo dimenticato da Dio in cui il Willis ha deciso di ritirarsi a fare la pace con il cosmo fanno le Wochenaufenthalt a Los Angeles e sono vivamente preoccupate dal vacillante stato del matrimonio del Bruce e della sua anonima bruna moglie dall'occhio ceruleo.
Visto e considerato che alla luce della Demi ingravidata da Ashton il teenager il menage famigliare del Bruce del mondo reale è assai più piccante e coinvolgente di quanto finora proposto dal film, lo sceneggiatore, o chi per egli, ci propone prontamente una serie di nuovi "amici" che per la gioia del pubblico pagante movimenteranno il resto della vicenda.

Dapprima viene introdotto un contabile con l'hobby del riciclaggio, vedovo, e con due figli che sono rispettivamente una versione più teeny di Tora Birch e un emulo incattivito di Dennis la Minaccia.
La simpatica famigliuola vive in un'eccentrica dimora incastrata in una parete rocciosa e che a fianco di un sistema di sicurezza che a saperlo quelli di Fort Knox ci trasferirebbero lì l'oro, vanta di misure anti incendio tanto scarse che piuttosto la SUVA ti manderebbe a giocare coi raudi in una raffineria.

A rompere l'idillio alla Mtv Cribs del riciclatore e figli (e a motivare la presenza del Bruce nel film) ci pensa un gruppetto di tre imbalorditi del luogo, ladri di polli wannabe, che decide sia sensato andare a rapinare in questa bizzarra abitazione.
Abili più nel crear pastrugni che nel rubare i tre riescono in men che non si dica a far precipitare la situazione, la polizia interviene in massa e a rendere il tutto più esplosivo ci pensano i datori di lavoro del contabile/riciclatore decidono di fare pressione su Bruce affinché questi risolva per loro la situazione.

Inutile dire che a questo punto la trasformazione della bucolica località rupestre in un infuocato miasma in cui il Bruce possa giustificatamente andarsene in giro sporco e sanguinante è praticamente ultimata; da qui via il tutto è un gran pianger e strider di denti, i deboli soccombono, i malvagi, ma che davvero malvagi sono, si riscoprono essere discendenti diretti del corvo e di un qualche alieno mutante ninja, la tensione crescie, la tragedia è dietro l'angolo ma Bruce, latente eroe costretto al volontario confino dal rimorso, quasi un deus ex machina arriva sempre a togliere le castagne dal fuoco.

Il risultato: qualcosa di divertente, il Willis sebbene non sia mai il superuomo sempre prossimo all'illuminarsi di immenso cui ci si era abituati nei primi '90 offre in ogni caso una più che onesta prestazione; tutto il resto? Fronzoli questo Hostage è un one man show e Bruce n'è l'indiscussa star.

Per intenderci nessuno verra messo alla berlina per eccesso di creatività a causa di questo film, ciò non di meno il discepolo del Willis non uscirà dalla sala deluso.

martedì, marzo 15, 2005

The Perfect Score

Kyle e Matt sono due liceali che un giorno fanno un brutto incontro con il SAT, test a crocette atto a quanto pare a segnare indelebilmente il destino del giovane americano.
Purtroppo per loro scoprono di essere più rimba di quanto pensassero e questo minaccia la piani per il loro avvenire, uno vuole fare l'architetto, l'altro vuole andare a studiare dove c'è già la sua morosa (gran piano questo), ma visto che si sentono dei duri a morire si impongono di fare qualcosa per ovviare all'annosa situazione.

Sono a due settimane dal test di recupero ma lo studiare par essere fuori discussione, tentano di andare a reclamare alla supercorporazione dei test scolastici (devo confessare che il perché la ditta che fa i test a crocette dovrebbe avere palazzi in ogni città d'america non l'ho mica ancora capita) dove vengono rimbalzati alla porta, infine decidono di rubare le domande del test che verrà.

Provano a rivolgersi a Francesca (Scarlett Johanson), figlia del padrone del palazzo in cui la supercorporazione dei test scolastici ha la sede cittadina, la quale oltre ad essere vergognosamente ricca è anche piuttosto inacidita con il mondo perché suo padre invece di elargirle paterno affetto preferisce spendere il suo tempo libero bottandosi squillo ad alta qualità.
Francesca pur dimostrandosi di primo acchito poco entusiasta del non ancora davvero escogitato piano dei nostri due, decide di essere anche lei della partita, non fosse altro perché la cosa pare potenzialmente divertente.

In una serie di goffamente rocambolesche mosse gli pseudo cospiratori in erba si vedono accidentalmente costretti a coinvolgere nel loro piano una serie di bizzarri personaggi nel loro piano.

Dapprima Kyle non trova niente di meglio che andare a raccontare del suo astuto quanto ancora nebuloso piano ad Anna (Elena Christensen, già figlia andata a male di Michael Douglas in Traffic), prima della classe andata in palla durante l'esame e con quel tipico look da brava ragazza dietro il quale più d'uno si convince si nasconda una gran porscelenta, questa va seduta stante a raccontarlo al suo miglior amico, astro nascente del basket la cui mamma non vuole che vada direttamente a fare i milioni nell'NBA ma pretende che prima faccia l'università (e che visto che era bravo a giocare a palla nessun professore gli ha mai chiesto nulla e non ha mai imparato nulla).

Kyle e Matt si accorgono che la situazione stà sfuggendo di mano e nella loro infinita lungimiranza trovano sensato discuterne nei bagni della scuola e si fanno così sentire da Roy, cinese cannaiolo seriale che nel suo pascolare strafatto per la scuola non è mai riuscito a tirare assieme grandi risultati; questi pur essendo stono non è così rincretinito da non subire il fascino della bella scoperta che fare un test sapendo già le risposte è più facile che senza, e decide di volere essere anche lui parte dell'operazione.

Inutile dire che le personalità dei sei sono tra loro molto variegate e spesso poco compatibili, comunque il film non si lascia trascinare troppo sullo psicologico; ad un certo punto, sul nascere di una discussione, Scarlett Johanson fa notare che a litigare, fare pace e condivedere vicendevolmente paturnie rischiano di finire a fare il Breakfast Club, e su questa battuta l'ombra del riflettere sul "o ma guarda come siamo in fondo tutti simili pur essendo tutti diversi" che poteva potenzialmente andare sul tormentante si spegne definitivamente.

Il film è palesemente una commedia, un po' più intelligente delle commedie sceme, ma questo non è un gran criterio maggiorante, divertente ma non demenziale; le menate psicologiche paiono stare lì a bella posta, risplendenti di banalità, solo per dimostrare che tutti hanno segreti e lati più o meno oscuri e quindi tantanvar star lì a menarsela più di tanto.

La scrittura è più che passabile, non priva di qualche guizzo (davvero apprezzabile ad esempio il monologo del cinesino a proposito di Street Fighter 2). Qua e là si ha qualche riferimento a film importanti che pur non aggiungendo nulla risultano simpatici.

A tratti può parere un attimino buonista-moralista, a mio avviso in modo più che altro utilitarista, giusto per far finta di non promuovere l'imbroglio scolastico, un po' alla "don't steal the music" delle pubblicità dell'iPod, la prossima volta metteteci un bel disclaimerino del genere "don't try it at your school" e non fate nemmeno finta, p.f.

In ultima analisi si tratta di un film divertente e nella sua completa futilità sufficientemente intelligente da non essere mai gratuitamente cretino, non male per un teen movie.

lunedì, marzo 07, 2005

Dodgeball

Per quanto un film sulla battaglia a due campi non può che sembrarmi che un doveroso tributo a questo meraviglioso gioco che è stato parte della prima giovinezza di tutti noi (almeno fino a quando l'aumentata forza fisica data dal crescere non ha finito per renderlo improponibilmente pericoloso) devo ammettere che questo Dodgeball convince solo fino ad un certo punto.

Ben Stiller, la cui personalità cinematografica presenta un imprecisato ma apprezzabile numero di lati oscuri, sapientemente coadiuvato da colei che nella vita reale è sua moglie e dal buon vecchio Vince Vaughn (tutto sommato una sicurezza) ha creato un film che non ha né capo né coda e che vive di alcune trovate piuttosto riuscite e di un gran numero di espedienti più o meno gratuiti.

Veniamo al in buona sostanza inesistente plot.
Ben Stiller è il facoltoso proprietario di una scintillante palestra, crocevia di ipervitaminizzati con abbronzature che ululano al melanoma ed in odore di abuso della chirurgia plastica tanto che da quelle parti Micheal Jackson verrebe probabilmente considerato uno che si è fatto forse prendere un attimino la mano ma che nulla ha fatto di poi così esagerato.
La palestrina di stampo pauperista di Vince Vaughn è invece punto di riferimento per esemplari viventi della più parte delle turbe psichiche per le quali medico abbia mai escogitato nome.

Vince Vaughn, il cui motto suona come "se non hai alcun obiettivo raramente verrai deluso", a fianco di uno stile di vita da videodipendenza da televisione trash, ha una gestione tanto caotica delle sue cose amministrative che quando l'improbabilmente supersexy avvocato della banca, che egli sospetta dapprima essere un regalo di compleanno, gli comunica che se a brevissimo non troverà una considerevole cifra di denare per cominciare a pagare i molteplici debiti da cui è oberato la palestra gli verrà prontamente confiscata, lo coglie cascante dalle nuvole.

Dopo una serie di goffe nonché malcongeniate iniziative dagli esiti pressoché nulli Vince e un'accolita di pariah del fitness per i quali la rugginosa palestra è un fondamentale punto di riferimento decidono di creare una squadra di dodgeball e di cercare di vincere il campionato nazionale, il cui premio guardacaso consentirebbe proprio di pagare i debiti.

Il resto della trama è tanto scontato da rendere superflua ogni qualsivoglia descrizione.

Tutto sommato il film è divertente, non particolarmente intelligente invero ma sempre meglio di una picconata negli stinchi, Ben Stiller non è nella più smagliante delle sue forme ma sento di dire che si difenda, il profondo disprezzo che gli viene palesato dalla protagonista femminile del film (la stessa di Zoolander, piccolo capolavoro questo, forse un po' incompreso) risulta più divertente se si sa che i due nella vita reale sono marito e moglie. Vince Vaughn sebbene non sia una superstar si difende; come attore gli va anche riconosciuto che accanto a ruoli in produzioni comico/demenziali quali questa è comunque riuscito a ritagliarsi qualche parte in altri generi di film, e si sa che la versatilità non è un male.

Facendo propria la filosofia del Vince Vaughn del film è consigliabile non farsi aspettative d'alcun genere riguardo questo Dodgeball, e così facendo si rischierà di finire col uscirne non delusi.